martedì 17 giugno 2008

Fabrizio De André - La domenica delle salme

LA DOMENICA DELLE SALME

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri

Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta

4 commenti:

MJ Navarro ha detto...

Madre mía. Tenia poca idea de este tipo, pero vaya vida. Me sonaba que tenía algo que ver con Mina, y he visto que efectivamente, ella cantó algo suyo y él abandonó la abogacía para dedicarse a la música. Qué cosa es esa de los italianos que cantan sin que se les rasgue la voz, así como bajito. Como susurrando. Yo, que soy más hortera, ya sabe que mayo por Pino Daniele.

vito ha detto...

El estilo de De André debe mucho a Brassens, y el lo reconociò abiertamente (ni podia ocultarlo).
Pero las palabras que emplea son suyas, es verdaderamente un poeta.
La anegdocta: jovenisimo trabajò como cantante a bordo de los buques de lujo junto con Berlusconi !

Carlos Fuentes ha detto...

Carissimo D. Vito,
sono verament avergonzzatto, ma he perduto anque una altra volta la sua distinguidíssima direzzione e-mail. Posseraderevade (?) Vd me la fare parvernire di nuovo? Sono in possesione di un temazzo musicale que con gusto grandissimo l'enviaria
Sempre suyo
Baratissimo Carlo Fontane

vito ha detto...

Hecho!