domenica 30 gennaio 2011

Santoro - Masi / Dandini - Masi (Guzzanti)



Schegge di televisione italiana.
Masi, direttore generale della Rai scelto da Berlusconi, sfonda la barriera del ridicolo e si autoumilia cercando di argomentare contro Santoro. Fin dall'inizio si percepisce nella voce la paura tipica del manzo che va al macello. Quando Silvio ordina bisogna obbedire però, allora il Direttorino cerca di bloccare la trasmissione che sta per parlare degli ultimi problemi giudiziari del Capo. Santoro ha mille difetti, ma non può essere certo un inetto funzionario di nomina politica a tenergli testa.

La parodia di Corrado Guzzanti è perfino più dignitosa della versione originale.

martedì 25 gennaio 2011

Interpretación gótica definitiva

El Club Atlético de Madrid es un cadáver, mal sepultado. Precisamente por ser mal sepultado, de vez en cuando desprende unos fuegos fatuos, a veces unos fogonazos del tamaño de una Europa League. Sentados como somos, cada partido, en circulo al rededor de la fosa, pensamos sean obra de magia, pero solo son el resultado de la putrefacción.

sabato 22 gennaio 2011

Dexter Gordon - Body and Soul



Dexter Gordon, ts. Herbie Hancock, p. Pierre Michelot, b. John Mclaughlin, g. Billy Higgins, d.

"Autour de Minuit" - un film di Bertrand Tavernier (1985)

venerdì 21 gennaio 2011

El pastor Jim Jones estaría orgulloso de nosotros, hinchas del Atlético de Madrid

Las posibilidades de pasar la eliminatoria son son las mismas hoy que en los días previos al encuentro, es decir cero. El llenazo registrado en el Calderón hubiese sido el orgullo, y la sorpresa incluso, del pastor Jim Jones. Claro, alguien del cluzz, antes que se acabara el partido hubiera tenido que ponerse a repartir limonada con cianuro, porque el respetable solo llevaba vermú y no se podía pretender que lo hiciera todo, él solito. El equipo esta vez no salió al campo dormido, que ya es algo, además el rival decidió no pisar el acelerador, ni lo necesitaba dada la diferencia de categoría entre los dos conjuntos, todo esto ayudó para que el efímero empate siguiera hasta el minuto veintidós. Los poquísimos chispazos del Atleti fueron extinguidos por los propios jugadores colchoneros, buena voluntad y fe no son la misma cosa, o por el pésimo linier del primer tiempo, éste último decidido a curar en salud la causa blanca.
Para la posteridad quedará el recuerdo del "Mediocampo de los Horrores", co-producción (copro-ducción) Gil/Cerezo/Pitarch/QSF.
Bueno, anoche supimos dar alguna patada, ya saben, el que no se contenta es porque no quiere, aunque solo fue tras haber visto como Reyes se quedaba lesionado por obra y gracia de Arbeloa.
Dimos también la posibilidad a Morrinho, quizás por primera vez en su vida, de salir como un caballero de un estadio. Los comentarios del entrenador portugués, en rueda de prensa, sobre los lamentables cánticos dedicados a su persona, fueron dignos de Martin Luther King (dicho sea sin ironía).

Le possibilità di passare il turno sono le stesse oggi che nei giorni precedenti la partita, ossia zero. Il tutto esaurito fatto registrare al Calderón sarebbe stato motivo d’orgoglio, addirittura di sorpresa, per il pastore Jim Jones. Chiaramente, qualcuno del cluzz, prima che finisse l’incontro, avrebbe dovuto passare a distribuire limonata con cianuro, perché il pubblico aveva portato solamente vermouth e non si poteva pretendere che facesse tutto da solo. La squadra questa volta era scesa in campo non addormentata, che già è qualcosa, inoltre l’avversario aveva deciso di non premere sull’acceleratore, né lo necessitava vista la differenza di categoria fra le due compagini, tutto questo faceva sì che un effimero pareggio venisse mantenuto fino al ventiduesimo minuto. Le poche scintille di gioco dell’Atleti venivano spente dagli stessi giocatori rossobianchi, buona volontà e convinzione non sono la medesima cosa, o dal pessimo guardalinee del primo tempo, quest’ultimo deciso difendere la causa bianca anche se superfluo farlo.
Per i posteri resterà il ricordo del “Centrocampo degli Orrori", coproduzione (copro-duzzione) Gil/Cerezo/Pitarch/QSF.
Almeno ieri sera siamo riusciti a dare qualche calcione, chi si accontenta gode, ma non prima di aver visto Reyes restare infortunato a causa di una entrataccia di Arbeloa.
Abbiamo dato anche la possibilità a Mourinho, forse per la prima volta nella sua vita, di uscire come un signore dallo stadio. Le dichiarazioni dell’allenatore portoghese, in conferenza stampa, riguardo ai riprovevoli cori rivolti contro la sua persona, sono state degne di Martin Luther King (detto senza ironia).

mercoledì 5 gennaio 2011

Il ritorno di Dan Peterson


Quando ho visto la foto sulle prime pagine dei giornali, ho sentito una fitta, pensavo fosse morto, lo confesso. Si sarebbe trattato di una morte improvvisa e inaspettata, senza dubbio. Solo la sera prima avevo seguito la partita dei NY Knicks con la sua attenta, precisa, inflessibile e inconfondibile telecronaca. Un paio di stilettate: “non sopporto i passaggi schiacciati a terra, nelle mie squadre li ho sempre vietati”, “non voglio più sentir parlare di Felton al All Star Game, dopo questa partita spero la gente smetta di parlarne”. Una onesta ammissione: “chiedo scusa, non mi ero accorto della gravita dell’infortunio di Danilo Gallinari, prima del replay pensavo fosse solo una botta”.

Invece l’immagine di Dan Peterson campeggiava sulle prime pagine di tutti i giornali italiani, sportivi e non, perché aveva deciso di tornare ad allenare, a Milano, precisazione superflua credo. Casualità vuole che l’anno di fondazione delle “Scarpette Rosse” coincida con il suo anno di nascita, 1936. Il “coach” per definizione della pallacanestro italiana, tornava in pista dopo aver lasciato tutto, a sorpresa, all’apice del successo nel 1987 (Campionato, Coppa Italia, Coppa Campioni), a soli cinquantadue anni. Beh, adesso dico “soli”, nella scelleratezza dei miei quindici anni, allora, qualsiasi persona sopra la cinquantina mi sembrava più vecchia di matusalemme.



L’uomo dell’ Illinois è cosciente dei rischi che corre, stando alle prime interviste dopo la nomina. Sa che potrebbe rovinare il meraviglioso ricordo che lasciò e che potrebbe finire per essere compatito alla stregua di un pensionato settantacinquenne che ha perso il senso della realtà. Non teme di essere usato come parafulmine da una società che vuole ma non riesce a tornare a vincere, un club, quello milanese, che non ha lesinato nelle ultime stagioni proclami e investimenti spesso non ben ponderati. Il tecnico statunitense dice di essere pronto a sputare e a far sputare sangue ai suoi giocatori per vincere: esatto, per vincere, come ai bei tempi, non è venuto a traghettare la squadra in attesa di tempi migliori.

Solo il futuro ci dirà se Dan sarà in grado, anche questa volta, di tirar fuori qualcosa di buono dall’Olimpia. Quello che è certo è che all’improvviso il basket è tornato protagonista nei mezzi di informazione nazionali. Si è interrotto un lungo oblio decennale del secondo sport di squadra italiano. Un’emarginazione mediatica subita a favore dell’onnivoro calcio, che il dominio –sempre e solo domestico- incontrastato di Siena, fatalmente provinciale e scientemente esterofila, non aveva attenuato ma anzi accresciuto. È un’occasione da cogliere al volo perché le porte apertesi potrebbero richiudersi immediatamente. Naturalmente coach Peterson ne è consapevole: “Spero che domani ci siano tanti tifosi e ci diano energia, come succedeva in passato. Il lavoro del coach è una stella a cinque punte e noi dobbiamo 'vendere' il basket. Per fare questo, bisogna comunicare con il pubblico, non a livello distaccato, e fa parte del mio mestiere”. Altrettanto naturalmente anche l’acerrimo rivale di sempre, il “vate” Valerio Bianchini, l’ha compreso: "Sicuramente il suo ritorno farà bene al movimento basket e alla comunicazione attorno alla pallacanestro".

Che aggiungere, da tifoso milanese depresso, citando la celebre pubblicità del Nostro per il tè Lipton, esclamo: “Great idea Dan”!

domenica 2 gennaio 2011

Trattato logico calcistico

(scritto con maligne e antiparassitarie intenzioni attraverso semplici e banali asserzioni)

1 I gol si pesano, non si contano.
1.1 Il gol del 1-0 vale più di quello del 5-0 o del 1-5.
1.2 Un gol segnato contro una squadra forte, contro grandi giocatori, vale più di uno segnato contro una squadra debole con difensori modesti.
1.2.1 I gol marcati in partite importanti (finali, per esempio) hanno più valore di quelli segnati in partite irrilevanti.
1.2.2 I gol marcati in momenti difficile, per il giocatore o per la squadra, devono essere tenuti in maggior conto di quelli segnati in periodi favorevoli.
1.3 Un gol marcato grazie ad una giocata di squadra, per esempio semplicemente spingendo la palla sulla linea di porta, valgono meno – per il giocatore che lo segni – rispetto ad un gol sopraggiunto al culmine di una giocata individuale.
1.3.1 Per una squadra il concetto è esattamente l'opposto, hanno più valore le segnature nate da giocata collettiva.
1.3.2 Saper dribblare, correre velocemente (anche palla al piede),muoversi in condizioni di precario equilibrio, stoppare la palla con proprietà o tirare da grande distanza è utile per conseguire un gol in giocata individuale.
1.4 È meglio, per l'interesse della squadra, che un giocatore segni 3 gol in tre partite (uno in ogni differente incontro), piuttosto che tre in un unico match e niente negli altri due incontri.
1.5 I gol segnati dove il pubblico è ostile o prevenuto hanno un maggiore valore di quelli conseguiti in stadi dove i tifosi mostrano affetto e sostegno.

2 Quando si deve giudicare un attaccante, bisogna tener conto anche dei gol che sbagli, che costruisca o impedisca ai propri compagni.
2.1 Saper passare il pallone, dare assist, aprire spazi con movimenti in attacco senza palla, fa aumentare la possibilità che qualche compagno possa trovare la via del gol.
2.2.Rimanere fermo aspettando la palla sul piede riduce le possibilità offensive della propria compagine. Finire continuamente in fuorigioco ha lo stesso negativo effetto.
2.3 Non passare la palla a un compagno meglio posizionato per cercare una impossibile soluzione personale, oppure non sapere passare la palla, rallentare l'azione, produce un risultato negativo per la propria squadra.
2.4 Chiamare e, quindi, ricevere palla, approfittando del proprio grado nello spogliatoio o ascendente sui compagni e allenatore, quando altri giocatori sono meglio posizionati, riduce le probabilità di buon esito dell'azione offensiva.
2.5 Saper approfittare degli errori degli avversari, essere attenti, aumenta le possibilità di segnare per la propria squadra
2.5.1 Impegnarsi nel pressare i rivali aumenta, ovviamente, la possibilità che questi ultimi commettano errori.

3 Saper tirare bene i calci da fermo aumenta le possibilità personali e collettive di segnare.
3.1 Per poter tirare un calcio da fermo è necessario che qualcuno se lo guadagni (vedasi punti 1.3.2, 2.1 e 2.2).
3.1.1 Un pessimo attaccante guadagnerà poche punizioni.
3.2 Non solo gli attaccanti possono saper tirare bene i calci da fermo, anche i difensori.
3.3 Questo non incide sul giudizio che si da al difensore in quanto tale (o sull'attaccante), è qualcosa in più. Si può essere un pessimo attaccante (difensore) ed un ottimo tiratore di punizioni.

4 Un calciatore può avere una influenza sulla squadra anche in forma indiretta.
4.1 Avere un'attitudine che influenzi il giudizio del pubblico nei riguardi dei compagni può avere ripercussioni positiva o negativa sulla squadra.
4.1.1 Lasciare che cominci (o favorire direttamente) un movimento popolare/giornalistico al fine di mantenere (o recuperare) il proprio posto in squadra può minare il rendimento e il morale dei compagni sostituti.
4.2 Approfittare della propria forza presso il pubblico, l'allenatore o la dirigenza, per impedire l'acquisto di altri giocatori, quindi al fine di perpetuarsi, nel proprio ruolo può favorire la decadenza della propria squadra.

5 Del Piero poltrisce ancora.