mercoledì 5 gennaio 2011

Il ritorno di Dan Peterson


Quando ho visto la foto sulle prime pagine dei giornali, ho sentito una fitta, pensavo fosse morto, lo confesso. Si sarebbe trattato di una morte improvvisa e inaspettata, senza dubbio. Solo la sera prima avevo seguito la partita dei NY Knicks con la sua attenta, precisa, inflessibile e inconfondibile telecronaca. Un paio di stilettate: “non sopporto i passaggi schiacciati a terra, nelle mie squadre li ho sempre vietati”, “non voglio più sentir parlare di Felton al All Star Game, dopo questa partita spero la gente smetta di parlarne”. Una onesta ammissione: “chiedo scusa, non mi ero accorto della gravita dell’infortunio di Danilo Gallinari, prima del replay pensavo fosse solo una botta”.

Invece l’immagine di Dan Peterson campeggiava sulle prime pagine di tutti i giornali italiani, sportivi e non, perché aveva deciso di tornare ad allenare, a Milano, precisazione superflua credo. Casualità vuole che l’anno di fondazione delle “Scarpette Rosse” coincida con il suo anno di nascita, 1936. Il “coach” per definizione della pallacanestro italiana, tornava in pista dopo aver lasciato tutto, a sorpresa, all’apice del successo nel 1987 (Campionato, Coppa Italia, Coppa Campioni), a soli cinquantadue anni. Beh, adesso dico “soli”, nella scelleratezza dei miei quindici anni, allora, qualsiasi persona sopra la cinquantina mi sembrava più vecchia di matusalemme.



L’uomo dell’ Illinois è cosciente dei rischi che corre, stando alle prime interviste dopo la nomina. Sa che potrebbe rovinare il meraviglioso ricordo che lasciò e che potrebbe finire per essere compatito alla stregua di un pensionato settantacinquenne che ha perso il senso della realtà. Non teme di essere usato come parafulmine da una società che vuole ma non riesce a tornare a vincere, un club, quello milanese, che non ha lesinato nelle ultime stagioni proclami e investimenti spesso non ben ponderati. Il tecnico statunitense dice di essere pronto a sputare e a far sputare sangue ai suoi giocatori per vincere: esatto, per vincere, come ai bei tempi, non è venuto a traghettare la squadra in attesa di tempi migliori.

Solo il futuro ci dirà se Dan sarà in grado, anche questa volta, di tirar fuori qualcosa di buono dall’Olimpia. Quello che è certo è che all’improvviso il basket è tornato protagonista nei mezzi di informazione nazionali. Si è interrotto un lungo oblio decennale del secondo sport di squadra italiano. Un’emarginazione mediatica subita a favore dell’onnivoro calcio, che il dominio –sempre e solo domestico- incontrastato di Siena, fatalmente provinciale e scientemente esterofila, non aveva attenuato ma anzi accresciuto. È un’occasione da cogliere al volo perché le porte apertesi potrebbero richiudersi immediatamente. Naturalmente coach Peterson ne è consapevole: “Spero che domani ci siano tanti tifosi e ci diano energia, come succedeva in passato. Il lavoro del coach è una stella a cinque punte e noi dobbiamo 'vendere' il basket. Per fare questo, bisogna comunicare con il pubblico, non a livello distaccato, e fa parte del mio mestiere”. Altrettanto naturalmente anche l’acerrimo rivale di sempre, il “vate” Valerio Bianchini, l’ha compreso: "Sicuramente il suo ritorno farà bene al movimento basket e alla comunicazione attorno alla pallacanestro".

Che aggiungere, da tifoso milanese depresso, citando la celebre pubblicità del Nostro per il tè Lipton, esclamo: “Great idea Dan”!

2 commenti:

Jose Ramón ha detto...

Y debuta con victoria frente al Pepsi Caserta.
(rival de Estudiantes en la Eurocup)
"Estoy aquí para ganar, si puedo. Quiero que mi equipo escupa sangre en la cancha"
Esto dijo en la rueda de prensa posterior al partido, que interrumpió para atender una llamada de su mujer al "telefonino"
(que pena que no puedan volver Dino Meneghin, Mike D'Antoni y Bob McAdoo)

Dr. Caligari ha detto...

Ojalá volvieran los tres.